Incontro dedicato a Gabriele

Presentazione dell'Associazione il Camaleonte
INCONTRO DEDICATO A GABRIELE

Nasce l’Associazione il Camaleonte A.P.S.

Li Punti, 4 febbraio 2026 – ore 18:30

 

Gabriele aveva diciotto anni quando, dopo aver assunto un mix di farmaci e droghe, ha concluso la sua breve vita.

Era stato un bambino vivace, a volte prepotente nelle sue richieste a genitori che lo amavano, lo amavano forse “troppo”.

Aveva delle passioni, Gabriele. Una era quella per gli animali e quasi ogni giorno si recava presso il negozio specializzato e chiedeva informazioni su cosa mangiassero, quale fosse la temperatura adatta per farli crescere, quali, ad esempio, le cure per un piccolo camaleonte che desiderava con tutto sé stesso.

Chiedeva a sua madre di acquistarlo, di portarlo con sé a casa ma, quando capì che il camaleonte nelle sue trasformazioni, nel suo nascondersi, era tuttavia un corpo fragile, ha sacrificato il suo desiderio decidendo di tenere il tenero animaletto nel suo habitat.

Non ha fatto altrettanto con sé stesso, Gabriele; si è trasformato, si è mascherato, ha celato le sue fragilità e le sue dipendenze. Nessuno a casa ha capito dietro quale pietra, albero o pianta si è nascosto; nessuno è riuscito a penetrare nel sentiero pericoloso nel quale si era inoltrato per liberarlo dal labirinto.

Solo dopo la morte di Gabriele, Barbara sua madre, ha scoperto cosa c’era dietro quel figlio insofferente alle regole, permeato della musica trap della quale aveva fatto lo stile di vita, incline agli scatti d’ira e, spesso, alterato nei sensi.

Barbara, nei giorni successivi alla dolorosa perdita, ha letteralmente “smontato” il contenuto del cellulare che lei stessa aveva regalato a suo figlio, ha visto e scoperto ciò che prima non vedeva o non voleva vedere, ciò che nessuno le aveva ingrandito affinchè lei potesse vedere.

E fin dal funerale di Gabriele, Barbara ha parlato: laddove molti hanno taciuto, lei è passata attraverso il dolore per lanciare un grido di aiuto verso quei ragazzi che in Chiesa piangevano, smarriti e incapaci di comprendere.

Barbara in questi anni ha continuato a parlare di Gabriele, di ciò che la sua famiglia ha vissuto e continua a vivere nel suo ricordo; Daniele, il papà di Gabriele parla poco ma è accanto ai giovani nello sport, attività che considera salvifica; Andrea ed Elisa, fratello e sorella di Gabriele stanno vicini supportando, nel dolore e nell’impegno, Barbara e Daniele.

Il 4 febbraio, tre anni dopo la morte di Gabriele, Barbara ha scelto di trasformare un dolore profondo in un messaggio di prevenzione e speranza rivolto ai giovani che oggi vivono o rischiano di vivere il dramma delle dipendenze.

Presso il salone parrocchiale di San Pio X a Li Punti, quartiere in cui Gabriele è cresciuto e dove la sua famiglia è tuttora fortemente radicata nel tessuto sociale, il 4 febbraio, è stata presentata l’Associazione “Il Camaleonte A.P.S.”, nata per volontà di Barbara Mura nel ricordo di un figlio fragile che fino all’ultimo ha nascosto la propria dipendenza, vivendo nella paura di chiedere aiuto.

E’ stato un incontro molto partecipato: il folto pubblico a malapena contenuto nella sala, era composto soprattutto da giovani, finalmente riuniti nel nome della verità, una verità dura, impattante, ma di cui prendere atto.

Durante l’incontro, don Gaetano Galia, moderatore della serata, amico di famiglia e cappellano del carcere di Bancali e fondatore, dal 2016, di una comunità diocesana per detenuti in misura alternativa, ha voluto leggere una lettera idealmente indirizzata a Gabriele: 

Gabri, noi, ti chiediamo perdono, perché non ce l’abbiamo fatta a capire il tuo disagio perché anche noi adulti spesso ci troviamo soli, senza punti di riferimento, disorientati, senza una stella polare che orienti il nostro cammino. Il tuo desiderio era quello di trovare qualcosa che ti desse il gusto della vita, la gioia di vivere, di sperimentare emozioni forti e positive, relazioni profonde. Ti sei fatto condizionare da false proposte di felicità, da soluzioni ingannatrici, da progetti illusori e menzogneri. Non ti sei fidato di chi ti voleva bene, di mamma, di babbo, di tanti veri amici che ti volevano togliere quella benda dagli occhi che era l’illusione della droga.

Nemmeno i tuoi amici hanno colto la gravità della situazione, non mettendo a conoscenza dei genitori la tua condizione. Tra i ragazzi non si fa la spia; ma questa non era spia era salvare una vita, era far prendere coscienza della tragedia che si stava consumando, era lanciare un ancora di salvezza a chi stava naufragando!

Che fare? Ora non ci resta che il compito arduo di provare a salvare altri ragazzi che, come te, pensano che quella strada sia quella della felicità, della realizzazione di sé. Ora la nostra vita avrà senso solo se salveremo anche un solo ragazzo, se strapperemo alla droga anche un solo giovane, se riusciremo a far ragionare anche una sola persona e indurla a rifiutare un tale sterile percorso.

Noi oggi siamo qui per fare memoria di te, del tuo sorriso, della tua unicità! Una speranza ci rimane: il tuo sacrificio, forse servirà perché altri giovani non seguano quel tuo percorso, perché non diano le tue risposte, perché altri ragazzi riconoscano le bellezze della vita senza droghe e si allontanino da quelle sostanze che portano alla morte. Mamma sta girando tante scuole per urlare il suo dolore per la tua drammatica assenza e spiegare ai ragazzi i pericoli di certe scelte. Babbo fa prevenzione con lo sport, cercando di far capire che la disciplina sportiva sana aiuta a crescere nell’amicizia, nel rispetto, nella fatica, nell’accettare le sconfitte e le frustrazioni della vita. Ciao Gabry, avrei voluto scriverti da vivo! Ma sei vivo; vivi nelle braccia del Dio dell’amore che da sempre ti ha amato e pensato, vivi nel cuore dei tuoi genitori e di tuo fratello e di tua sorella che non fanno passare un giorno senza pensarti, vivi tra noi perché la tua morte terrena ci provoca ancora rabbia per come è avvenuta e ci sprona alla riflessione all’impegno. Un abbraccio Gabriele goditi quella felicità che hai cercato qui in terra e che ora hai trovato nella pace di Dio in paradiso!

Padre Stefano Gennari, di Mondo X – Sardegna, ha poi approfondito gli aspetti attuali del fenomeno delle dipendenze, argomento del quale si parla sempre meno, di cui si va parlando troppo tardi passando, per farlo, attraverso un evento traumatico come quello di un giovanissimo che muore.

E’ stata tuttavia un’opportunità, l’occasione per affrontare una realtà che ci riguarda tutti, un processo che va mutando, così come anche le sostanze sono cambiate, sono spesso sconosciute nella loro composizione e di conseguenza nella prevenzione e nell’intervento per combatterne gli effetti.

Per quanto riguarda il primo bollettino relativo alle droghe, questo è arrivato proprio l’1 gennaio, all’inizio del 2026,  dal Pronto Soccorso, un allarme che ci urla di aggiornarci. A noi, operatori delle dipendenze è stato comunicato che emergono venti nuove sostanze ogni mese in ogni parte del mondo e noi non le conosciamo. Dobbiamo inoltre prendere atto che è calata l’età della constatazione della dipendenza da sostanze; oggi parliamo di ragazzi di 13 anni per cui è facile pensare che l’iniziazione è avvenuta almeno due/tre anni prima.”

Anche il servizio pubblico, nell’affrontare il fenomeno, si impegna semplicemente a limitarne i danni, anestetizzandolo con le terapie che “addormentano” il problema.

Ma perfino le comunità di recupero sono in difficoltà a causa delle mutazioni delle dipendenze ed oggi operare in questo contesto è frustrante, squalificante e spesso poco gratificante.

Cambia inoltre il contesto sociale in cui si radicano le dipendenze: non sono più gli emarginati coloro che fanno uso delle sostanze; le categorie colpite sono quelle dei banchieri, degli impiegati, degli insegnanti… e tutto questo ci deve riportare ad un forte messaggio non solamente evangelico: SVEGLIATEVI! SVEGLIAMOCI!

Guardiamo chi ci sta accanto, interessiamoci di coloro che fanno parte della nostra società più prossima.

Padre Stefano ha citato Paolo VI: “Il mondo non ha bisogno di maestri ma di testimoni”; testimone è colui che indica la strada e Gabriele è un testimone che può ravvivare l’interesse verso l’altro.

L’incontro a Li Punti è stata occasione per ribadire l’invito a ricreare alleanze educative fra famiglia, scuola, luoghi di lavoro, palestre e oratori così da rimettere al centro l’Uomo con le sue fragilità e far passare fra le maglie l’informazione: esattamente ciò che ha ispirato Barbara nell’istituzione dell’Associazione Il Camaleonte nata dal dolore della morte di un figlio, di un figlio appena diciottenne.

Barbara Mura ha descritto dettagliatamente a quanti erano presenti in sala l’origine del nome attribuito all’Associazione: quel camaleonte tanto desiderato da Gabriele che però alla fine non lo ha acquistato per rispettare la sua fragilità e non correre il rischio che morisse. 

Quel camaleonte rappresenta Gabriele anche per la sua necessità e peculiarità nel nascondersi, mascherarsi ma oggi non più per morire ma cambiare colore per salvarsi, per trasformare la Vita da grigia a multicolore.

La storia di Gabriele deve essere testimonianza viva, attuale, affinchè quello che ha vissuto la sua famiglia non sia dolore vissuto da altri e l’impegno sociale di Barbara, Daniele, Elisa e Andrea porterà avanti, attraverso la nuova Associazione, proprio progetti di prevenzione e sensibilizzazione.

Barbara continuerà a parlare, a portare nelle scuole il suo dolore e la rinascita da quel dolore; creerà centri di ascolto per accompagnare coloro che ne sentono la necessità in percorsi di assistenza o – perché no? – di salvezza.

Ciò sarà reso possibile, certamente, dalla solidarietà e dal supporto di quanti vorranno offrire tempo, competenze e cuore aperto a chi chiede aiuto senza aver paura di chiederlo.

Grazie Barbara. Grazie Daniele. E grazie a voi, Elisa e Andrea, fratelli di Gabriele. Lui vive nel vostro/nostro impegno.

 

Rita Salaris